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ROTARY
marzo 2013
Ne ho incontrati alcuni che non rispetto tanto quanto altri.
Ho incontrato alcuni che non rispettano la Prova delle quattro
domande così come vorrei. È una regola di vita difficile da met-
tere in pratica. Occorre guardarsi dentro a volte per rispondere
con onestà a queste domande. Io ritengo che dobbiamo ripor-
tare in primo piano questa regola.
Qual è la storia del Rotary meno
raccontata?
Quando eradicheremo la polio,
il Rotary sarà sulla prima pagina
del New York Times, ma di solito
le buone notizie non fanno vende-
re i giornali. Gli sforzi locali, ad
esempio i contributi a Meals on
Wheels, [NdT: organizzazione no-
profit che porta a domicilio pasti
caldi ad anziani bisognosi] oppure l’acquisto di libri per le bi-
blioteche, o leggere ai bambini, e quello che dobbiamo ancora
fare, quello è l’impatto collettivo del Rotary.
Lei ha un discorso preparato per il reclutamento?
Il mio discorso di reclutamento non è un discorso “da ascen-
sore” di 30 secondi, ma è questo: “Vorrei parlarti di una
meravigliosa organizzazione di cui faccio parte. Il Rotary può
cambiarti la vita, perché ti mette in contatto con la gente della
tua comunità, a prescindere da dove abiti. Nessun club fa la
stessa cosa, ma a livello internazionale, stiamo eradicando la
polio. Occorre essere invitati ad affiliarsi, ma io posso metterti
in contatto con qualcuno della tua comunità. Potresti persino
bendarmi gli occhi davanti ad una mappa del mondo e chie-
dermi di lanciare un dardo, e se finisce su un territorio, io
conosco qualcuno in quel posto, e qualcuno lì conosce me. Ma
dove mai puoi trovare un simile tipo di relazione?”.
Lei incontra Rotariani di tutto il mondo. Come fa a comunicare
con loro se non parla la loro lingua?
Si trova il modo. Il linguaggio del corpo, i contatti visivi, la
sincerità che provi e che trasmetti quando vai a fare visita a
qualcuno. Nel mio caso, adesso, c’è quasi sempre un inter-
prete. In uno dei miei discorsi, ho detto al pubblico che era
arrivato il momento “to get your ‘ask’ in gear” [NdT: gioco di
parole in inglese che indica ‘fare domande’], ma l’interprete
non aveva sentito la lettera “k”, e ha interpretato l’esortazione
come ‘muovere le chiappe’, e il pubblico è scoppiato a ridere.
Gli era piaciuta la frase. Nel Rotary, si riesce sempre a trovare
il modo per comunicare.
Quando visita altre culture, Le chiederanno a volte di indossa-
re gli abiti del posto, o prendere
parte a usanze locali, al di fuori
delle Sue abitudini. Dove traccia
i confini?
Mi ha mai visto ballare “Gangnam
Style” in Australia? Mi ha nota-
to nelle vesti di Shakespeare al
Congresso di Birmingham? Sono
famoso per aver fatto una serie di
pagliacciate per il Rotary. Io voglio
che la gente capisca che sono un
Rotariano come loro. Insomma, infilo i pantaloni una gamba
alla volta!
Allora, è il 30 giugno 2014. Che cosa lascerà sulla Sua scriva-
nia per il prossimo Presidente?
Niente sorprese, mi auguro. Io ritengo fermamente che il
meglio per il Rotary debba ancora arrivare, ma dobbiamo
cominciare a muoverci adesso. Da adesso fino ad allora, farò
del mio meglio. Mi auguro di lasciare un’organizzazione più
forte per il Presidente designato Gary C. K. Huang, e lui la
porterà ancora più in alto. Come avevo già detto ai governatori
entranti, se diventiamo la prima classe in cui ognuno di noi dà
un contributo alla Fondazione, passeremo la sfida alla classe
di governatori di Gary a fare la stessa cosa e inviteremo tutti i
Rotariani ad unirsi a noi. Ci auguriamo di non essere l’unica
classe di governatori a fare questo, ma saremo comunque la
prima classe ad averlo fatto.
Cos’altro vorrebbe far sapere su di Lei ai lettori?
Mi auguro che tutti capiscano che sono solo una persona nor-
male, un Rotariano, proprio come loro. C’è una cosa su di me
da sapere: se chiedi la mia opinione, io te la darò, e general-
mente non cambio mai opinione. Questo non piace a tutti, ma
io mi devo guardare allo specchio la mattina quando mi rado,
e devo poter vivere con me stesso, quindi quello che vedi è
quello che sono.
DOBBIAMO TRASMETTERE
IL MESSAGGIO,
DAI GOVERNATORI
FINO AI SOCI DEI CLUB.
CIÒ NON SIGNIFICA
CHE TUTTI I ROTARIANI HANNO LE DOTI
DI LEADERSHIP NECESSARIE,
MA TUTTI HANNO LA RESPONSABILITÀ
DI CONDIVIDERE
QUELLO CHE HANNO RICEVUTO
CON GLI ALTRI MEMBRI
DELLA COMUNITÀ.
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