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ROTARY
marzo 2013
FOCUS
/ OBIETTIVI DEL MILLENNIO
negativo della popolazione italiana. All’effetto della dinami-
ca naturale si è affiancato il consistente contributo positivo
fornito dal saldo migratorio con l’estero della popolazione
straniera. Al 1° gennaio 2012 i cittadini stranieri non co-
munitari regolarmente presenti in Italia sono poco più di 3
milioni e 600 mila, circa 100 mila in più rispetto all’anno
precedente. Tra il 2010 e il 2011 i flussi di nuovi ingressi
verso il nostro Paese hanno subito un brusco rallentamento:
i permessi rilasciati durante il 2011 sono 361.690, quasi il
40 per cento in meno rispetto all’anno precedente.
Negli ultimi vent’anni aumentano i permessi di soggiorno
per famiglia, passando dal 12,8 per cento al 31,1 per cento
del totale. Cresce anche la quota di minori non comunitari
presenti in Italia, passata dal 21,5 del 2011 al 23,9 per
cento dei cittadini nel 2012. Tale quota è più elevata nel
Nord che nel Mezzogiorno (rispettivamente 25,4 e 19,2 per
cento).
Gli stranieri in età 15-64 anni residenti in Italia presentano
livelli di istruzione simili a quelli della popolazione italiana.
Circa la metà degli stranieri è in possesso al più della li-
cenza media (il 49,9 per cento, a fronte del 45,3 per cento
degli italiani), il 40,9 per cento ha un diploma di scuola
superiore e il 9,2 una laurea.
Le forze di lavoro straniere rappresentano il 10,2 per cento
del totale. Il tasso di occupazione degli stranieri è più eleva-
to di quello degli italiani (66,2 a fronte del 60,7 per cento),
come anche il tasso di disoccupazione (rispettivamente
12,1 e 8,0 per cento). Il tasso di inattività della popolazione
straniera è, invece, inferiore di quasi dieci punti percentuali
a quello della popolazione italiana (29,1 contro 38,6 per
cento).
L’ITALIA NEL CONTESTO EUROPEO
L’ISTRUZIONE DEGLI STRANIERI
Il grado di istruzione della popolazione straniera si conferma
piuttosto elevato. Nella popolazione tra i 15 e i 64 anni, la
GLI STRANIERI
PIÙ COLPITI DALLA CRISI
Tra i paesi europei, l’Italia si caratte-
rizza per un processo di immigrazione
relativamente recente. È ancora predo-
minante la prima generazione di im-
migrati, per la quale il lavoro è il prin-
cipale motivo di emigrazione. La più
elevata partecipazione al mercato del
lavoro in confronto alla popolazione
autoctona dipende pertanto anche dal-
la struttura della popolazione concen-
trata nelle classi di età centrali. Nei
paesi con una storia di immigrazione
più lunga e consolidata (Svezia, Paesi
Bassi, Francia, Danimarca, Germania
e Belgio), il tasso di occupazione degli
stranieri è, invece, più basso di quello
dei nazionali, mentre si allarga per i
primi il differenziale tra tassi di disoc-
cupazione. A fronte di un’attenuazione
del deterioramento dell’occupazione
straniera nell’Unione europea, nel
2011 in Italia, successivamente a un
leggero recupero del tasso di occupa-
zione dei nazionali di un decimo di
punto, è proseguita la discesa dell’in-
dicatore per gli stranieri (-0,8 punti
percentuali). Il tasso di disoccupazio-
ne degli stranieri, è rimasto nell’Ue
quasi doppio a quello dei nazionali
(16,7 e 9,0 per cento). Condizioni
particolarmente critiche si registrano
in Spagna, in cui il tasso di disoccu-
pazione della popolazione straniera
raggiunge il 32,9 per cento (19,6 per
cento i nazionali). Nel 2011 le forze di
lavoro straniere rappresentano il 10,2
per cento del totale. Il tasso di occu-
pazione degli stranieri continua ad es-
sere più elevato di quello degli italiani
(66,2 a fronte del 60,7 per cento),
così come il tasso di disoccupazione
(12,1 e 8,0 per cento, rispettivamen-
te). Il tasso di inattività della popola-
zione straniera è, invece, inferiore di
quasi dieci punti percentuali a quello
della popolazione italiana (29,1 con-
tro 38,6 per cento). Per il terzo anno
consecutivo, il deterioramento delle
condizioni di lavoro degli stranieri, con
riguardo soprattutto al calo del tasso di
occupazione, risulta più accentuato in
confronto a quello degli italiani.
UNO SGUARDO D’INSIEME
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